
Anche l’edizione 2010 “bollata” dal tempo inclemente.
Maledetta pioggia!!! Anche nella quarta edizione, come lo scorso anno, è stato il tempo, anzi il maltempo, il vero protagonista dell’attesa maratona sui pedali, la Marcialonga Cycling, un’altra epica Marcialonga Cycling, senza neve è vero, ma con un tempo da lupi e pioggia a catinelle.
Le previsioni avevano fatto sperare in una “finestra” tranquilla fino al pomeriggio, invece le prime gocce si sono viste fin dalle 7.30 allo start di Predazzo, poi la pioggia ha concesso una tregua, ma all’attacco di Passo Lavazè è iniziato a piovere a dirotto e la temperatura è scesa rapidamente fino a 5°.
La gara ha preso subito un avvio veloce, con i migliori pronti a prendere la testa del lungo gruppone che ha attraversato i paesi della Val di Fiemme prima di sfilacciarsi sulla prima salita di San Lugano. La strada che si inerpicava verso Aldino fino scollinamento di Ponte San Pietro ha visto nascere le prime fughe, ma i più forti si sono controllati a vicenda ed il gruppo dei migliori è arrivato compatto prima della discesa (Ferron e Sganzerla tra i più attivi, mentre Franceschini, Aldrovandi e Ferrari inseguivano).
Poi alla fine della discesa da Nova Ponente, in prossimità del bivio per Passo Lavazè, il primo colpo di scena. Franceschini e Aldrovandi, incominciano ad attaccare la salita per raggiungere i fuggitivi che nel frattempo avevano fatto gioco di squadra aspettando il secondo gruppetto. Il gruppo dei primi scappa via, la salita che arranca sul Lavazè sfalda anche il gruppetto dei più forti. La temperatura scende repentinamente e la pioggia inizia a picchiare duro sui muscoli già martoriati dei 1400 in gara.
Gli ultimi tornanti prima del Lavazè scombinano nuovamente la testa del gruppo dei fuggitivi, e sul GPM svettano per primi Ferron e Franceschini, seguiti ad una manciata di minuti da Sganzerla, e Aldrovandi. I distacchi sono già marcati per gli altri, alcuni minuti separano il gruppo dei fuggitivi da Ferrari e Di Girolamo.
La pioggia sferzava sempre più i protagonisti del Team 6 e tra i primi serpeggiava il dubbio, forte, se chiudere a Predazzo con il “medio” o affrontare i due successivi temibili passi dolomitici del San Pellegrino e del Valles. In testa a fare l’andatura gli stessi protagonisti del Lavazè, ma al bivio di Predazzo i ragazzi del Team 6 hanno ben pensato di terminare in modo dignitoso una medio fondo a loro metereologicamente non congeniale.
Arrivare sotto il traguardo di Predazzo è una soddisfazione che non ha paragoni.